DON ANTONIO

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venerdì 8 luglio 2011

Pensiero per oggi 9 luglio 2011

Pensiero del giorno di Sabato 9 Luglio 2011
Ricordiamo sempre che nei Sacramenti, soprattutto nell’Eucaristia, il Signore Gesù opera per la trasformazione degli uomini assimilandoci a Sé. E’ proprio grazie all’incontro con Cristo, alla comunione con Lui, che la comunità cristiana può testimoniare la comunione, aprendosi al servizio, accogliendo i poveri e gli ultimi, riconoscendo il volto di Dio nell’ammalato e in ogni bisognoso.
Benedetto XVI - Discorso 2 Luglio 2011
 
 

Omelia del 18 giugno 1989

OMELIA IN OCCASIONE DELLA FESTA PATRONALE DI STONER 1998

Oggi festa patronale, vuol dire che la parrocchia di Stoner è stata messa , quando è stata fondata nel 1929, sotto la protezione non di un santo o della B.Vergine ma del Cuore stesso di Gesù e il Cuore di Gesù trafitto dalla lancia è immagine dell’amore infinito di Dio, un amore che sorpassa ogni immaginazione umana.

Il messaggio sul quale dobbiamo meditare, e che è un punto fondamentale della nostra fede e della nostra redenzione, riguarda la realtà della croce, del dolore , della sofferenza, del male, realtà con la quale l’uomo, ogni uomo prima o poi deve misurarsi. Proprio qui, davanti alla croce sulla quale è appeso i Figlio di Dio, proprio oggi davanti all’immagine del S.Cuore e poco importa come è stata restaurata ma è il richiamo che conta, proprio davanti alle parole sconcertanti di un uomo innocente che si   dichiara Dio e che grida a quel Dio al quale sempre si è affidato e del quale sempre ha voluto fare la volontà: perche , perché ora , perché proprio ora mi hai abbandonato?

Se In Gesù Crocifisso è stata coinvolta la divinità e l’umanità creata a immagine e  a somiglianza della divinita,  nel Cuore  aperto di Gesù dal quale escono poche gocce di sangue e di acqua, la divinità manifesta , esprime, testimonia tutto il suo amore per l'’uomo, ma non l’uomo qualsiasi, ma per il nemico , per i crocifissori, Dio ci rivela fino a che punto Lui ama l’uomo, d’altra parte dal Cuore di Gesù l’umanità, ogni uomo dovrebbe comprendere qual è lo stile,  e come si esprime l’amore cristiano: amatevi come io….

In questo giorno di adorazione della santa croce noi comprendiamo la gravità del non amore, del cattivo uso della libertà cioè del peccato che è l’antitesi dell’amore e della libertà vera ed è per questo che conduce l’uomo all’infelicità, comprendiamo che il peccato non è semplicemente violazione di una legge, ma è rifiuto dell’amore e allora le relazioni con il prossimo che si riducono a formalità, ad apparenze, all’egoismo e alla ricerca del proprio interesse e del proprio tornaconto.
Non  pensiamo agli ebrei come colpevoli della morte di Gesù di Nazareth, neppure ci sfiori il pensiero che gli uccisori di Gesù siano stati i sommi sacerdoti Anna i Caifa o il re erode o Ponzio Pilato.
I veri crocifissori del Cristo sono coloro che  di fronte alla scelta dell’amore che è vita e conduce alla vita e dell’odio che porta alla morte, hanno preferito Barabba, hanno preferito la non libertà, la non verità, il non amore iniziare dal peccato dei primi uomini e di Caino fino all’ultimo peccato che si compirà sulla faccia della terra.

Nel nostro tempo si sta perdendo il concetto di peccato come negazione dell’amore, si sta addomesticando la coscienza fino a farci giustificare tutto e la confessione – se ancora rimane qualcosa della confessione è una recita al confessore di fatti che riteniamo  essere sbagliati e chiediamo al prete una penitenza e dopo la recita di qualche avemaria di penitenza ci sentiamo assolti e in pace e magari continuiamo a non tradurre in pratica il principio: Dio è Amore.

La società chiamata forse in ridicolo “società del benessere” ha tentato da una parte di eliminare il peccato dalle coscienze ,insegnando che  peccato è una pura soggettività, che si vive meglio senza tanti comandamenti , che i precetti della Chiesa minano la libertà dell’uomo e dall’altra sta tentando di togliere le croci  non solo dalle aule scolastiche  e giudiziarie,ma da questa terra, cercando di progettare un mondo senza tribolazioni, quasi un paradiso terrestre eliminando ogni situazione di dolore.
E allora quante persone, specialmente le nuove generazioni, sono state affascinate e illuse dalla  logica del male finalmente sconfitto, non più guerre, non più shoah, non più malattie, perchè a tutto avrebbe provveduto l’uomo con la tecnica e i suoi ritrovati psicofisici, quanti si stanno illudendo e pensano di risolvere i drammi di questa povera umanità con rimedi economici e forse sorridono alla profezia cristiana: che solo l’amore, come quello di Gesù, salverà davvero il mondo.

I drammi dell’umanità sono rimasti, anzi, hanno raggiunto limiti che fanno temere per il futuro dell’uomo. Problemi planetari: popoli crocifissi, genocidi, malattie, l’emarginazione e la solitudine , i conflitti generazionali, ma  solo per accenno.
Le domande sono ancora là, e per chi non ha fede in Gesù CROCIFISSO  che muore e risorge nell’amore,sono davvero angoscianti: perché la croce che tanti innocenti devono portare? Perché certe tragedie di dolore e morte che sembrano abbattersi sui buoni e sempre su quelli che sono già provati?
Non ci sono risposte logiche, c’è solo una verità che si accoglie per fede: Gesù accettando per la sua umanità il rifiuto, la sofferenza, la passione e la morte ha voluto dare un senso, un significato alle nostre sofferenze, alla nostra morte.

La risposta è scandalo dice S.Paolo per i romani e per i greci, la risposta è un “oltre” a tutti i progetti umani a tutte le teorie razionalistiche, a ogni tentativo di inculturazione, la risposta è visibile nel Cuore di Gesù Crocifisso e si chiama amore al nemico, perdono a chi ci ha fatto o ci fa del male. Meditiamo questa parola di Giovanni: Poiché questo è il messaggio che avete udito fin da principio: che ci amiamo gli uni gli altri.
N on come Caino, che era dal maligno e uccise il suo fratello. E per qual motivo l'uccise? Perché le opere sue erano malvage, mentre quelle di suo fratello erano giuste.
Non vi meravigliate, fratelli, se il mondo vi odia.
Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte.
chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna.
Da questo abbiamo conosciuto l'amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli.

1989

    CHIESA LUOGO DI PREGHIERA
"Venite in disparte....Gesù si ritirò tutto solo sul monte a
pregare".Oggi le nostre Comunità parrocchiali sono
tentate, persuase dalla mentalità efficientistica moderna, di
dare la precedenza al fare , all'organizzare, all'apparire
(cerimonie, festine, parate....),mettendo in secondo piano
la vita spirituale, la preghiera personale e comunitaria,
la quiete interiore.

 12,12 Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. 1Cor 7,5 Non rifiutatevi l'un l'altro, se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera.

Una vecchia parola predicata ai fedeli di Stoner negli anni 2000

Essere coerenti fino in  fondo, essere sinceri con la propria coscienza e con Dio, non agire perchè così fanno tutti hanno sempre fatto e neppure per far piacere a qualcuno.

“Messa alla domenica quando ne ho voglia, quando non ho  impegni, ma ai funerali sempre, quasi mai alla Messa domenicale ma in occasione di Cresime e di Prime Comunioni e di Matrimoni allora ci si va. Preghiere quasi mai o solo un segno di croce alla sera, ma alla Messa di mezzanotte a Natale,si, bisogna. Non ci si perdona, non ci si ama da fratelli in Cristo, si vive nella discordia e nell’invidia, pronti a giudicare, sentenziare e condannare, ma alla Messa di Tutti i Santi in cimitero  bisogna esserci. Ognuno pensa per se,  indifferenti alle necessità e sofferenze altrui, ma solo capaci di pretendere e di esigere.”

Stiamo costruendo una religione a nostra misura, una religione di comodo,o meglio continuiamo in ritualità che non hanno più niente a che fare con il Vangelo di Gesù: confessione! ? non ho peccati! O semmai sono piccole imperfezioni. Abbiamo accantonato prima la Sacra Scrittura, poi  un po’ alla volta la frequenza ai sacramenti e la preghiera, abbiamo seguito il neo-paganesimo in tutte le sue forme: dall’adorazione del dio denaro al posto del Vero Dio ( idolatria ), dalla morale edonistica=è morale solo ciò che mi piace, quindi non esiste peccato….fino alla disgregazione della famiglia, del matrimonio…E al tempo stesso si frequenta qualche volta la Chiesa, ci si dice cristiani, si fa la carità con gli spiccioli e il superfluo…E  POI SI PRETENDE CHE I FIGLI  siano coerenti e cristiani.

COME VOLEVASI DIMOSTRARE

mercoledì 6 luglio 2011

UN PENSIERO PER OGGI

Pensiero del giorno di Giovedì 7 Luglio 2011
Anche verso l’ambiente bisogna rinunciare allo stile aggressivo che ha dominato negli ultimi secoli e adottare una ragionevole “mitezza”. Ma soprattutto nei rapporti umani, interpersonali, sociali, la regola del rispetto e della non violenza, cioè la forza della verità contro ogni sopruso, è quella che può assicurare un futuro degno dell’uomo.
Benedetto XVI - Angelus 3 luglio 2011

IL SITO DI MIO NIPOTE ANDREA

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SE SIETE RISORTI

Col 2,12 con lui sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Col 3,1 Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio

martedì 5 luglio 2011

IOCREDO NELLA VITA ETERNA

LA VITA ETERNA
La morte è di casa nell’esistenza quotidiana. Bussa continuamente alla porta della vita.
Dobbiamo tutti fare i conti con essa e con i suoi segni inquietanti. Oggi forse essa è presente ancora più abbondantemente di un tempo nella nostra vita, grazie alle comunicazioni e ai mezzi di informazione del villaggio globale. L’abbiamo però ridotta a spettacolo o a fatto privato, cercando di interpretarla perfino come segno di una debolezza che, presto o tardi, ci auguriamo di riuscire a eliminare o almeno ridurre.
Soprattutto abbiamo esorcizzato il suo pensiero. Della morte non si deve parlare. Chi lo fa, rompe una convenzione. Quasi ci convinciamo che parlare della morte porti male: meglio tacere, lasciar perdere o, al massimo, prenderne le distanze. Le informazioni relative a fatti di morte vanno dosate con notizie leggere e poco impegnative.
L’esperienza cristiana più autentica, però, ci chiede di essere attenti alla morte, per essere signori della nostra vita, secondo l’orizzonte globale che la fede ci offre. Solo dalla parte della morte possiamo, infatti, comprendere la nostra vita: quella che costruiamo a fatica nell’oggi e quella che si spalanca sulla nostra esistenza, come dono imprevedibile di un amore che vince anche la morte e ci immerge in una pienezza di vita al di là della vita.


CRISTIANI MATERIALISTI


Il materialismo cristiano del beato Josemaría Escrivá
english version
La spiritualità dell'Opus Dei non è una novità: ha la sua origine negli insegnamenti del Vangelo. La novità dell'Opus Dei sta nell'introdurre questa spiritualità in un mondo che la ha dimenticata: un mondo che molto tempo fa ha perso il contatto con i contenuti del Nuovo Testamento.
Non è solamente necessario richiamare alla mente il messaggio del Vangelo ma anche rimuovere la coltre che ha nascosto il suo messaggio per secoli: "Tu hai l'obbligo di santificarti. Sì, anche tu! Chi pensa che questo sia un compito esclusivo di preti e religiosi? A tutti, senza eccezioni, Nostro Signore ha detto: 'Siate perfetti, come perfetto è il Padre nei cieli" (Cammino, n. 291).
Il pensiero ecclesiastico contemporaneo, quasi completamente "clericalizzato", era naturalmente opposto alla "secolarizzazione" del concetto di santità: la secolarizzazione era vista come un abbandono della spiritualità cristiana. Il beato Josemarí disse che questi zelanti difensori dello spirito "... si è voluto presentare la vita cristiana come qualcosa di esclusivamente "spirituale" - spiritualista, voglio dire -, riservato a gente "pura", eccezionale, che non si mescola alle cose spregrvoli di questo mondo, o tutt'al più le tollera come una cosa a cui lo spirito è necessariamente giustapposto, finché viviamo sulla terra".
"Quando si ha questa visione delle cose, il tempio diventa il luogo per antonomasia della vita cristiana; essere cristiano vuol dire allora andare nel tempio, partecipare alle cerimonie sacre, abbarbicarsi ad una sociologia ecclesiastica, in una specie di "mondo" a parte, che si spaccia per l'anticamera del cielo, mentre il mondo comune va per la sua strada" (Conversazioni con mons. Escrivá, n. 113).
Ma il beato Josemaría non solo richiama ad un rifiuto di questa "spiritualizzazione" della vita cristiana. Va oltre, affermando "l'alto valore del materiale", presentando l'idea di un materialismo cristiano: "Il senso cristiano autentico - che professa la risurrezione della carne - si è sempre opposto, come è logico, alla disincarnazione, senza tema di essere tacciato di materialismo. E' consentito, pertanto, parlare di un materialismo cristiano, che si oppone audacemente ai materialismi chiusi allo spirito". (ibidem, n. 115).
"A quegli universitari e a quegli operai che mi seguivano verso gli anni Trenta, io solevo dire che dovevano saper materializzare la vita spirituale. Volevo allontanarli in questo modo dalla tentazione - così frequente allora, e anche oggi - di condurre una specie di doppia vita: da una parte, la vita interiore, la vita di relazione con Dio; dall'altra, come una cosa diversa e separata, la vita familiare, professionale e sociale, fatta tutta di piccole realtà terrene".
No, figli miei! Non ci può essere una doppia vita, non possiamo essere come degli schizofrenici, se vogliamo essere cristiani: vi è una sola vita, fatta di carne e di spirito, ed è questa che dev'essere - nell'anima e nel corpo - santa e piena di Dio: questo Dio invisibile lo troviamo nelle cose più visibili e materiali". (ibidem, n. 114)
Può darsi che la novità essenziale degli insegnamenti di Escrivá si trovi in questa sintesi di visibile e invisibile. Scoprire lo spirituale nel materiale altro non è che la "vita contemplativa nel mondo". Il beato Josemaría ha costantemente predicato il messaggio del Nuovo Testamento, un messaggio che il mondo è stato incapace di ascoltare.
A partire dalla seconda metà del secolo scorso, l'intellighenzia non credente russa ha cominciato a parlare insistentemente del tema del lavoro. L'entusiasmo dell'intellighenzia per le persone era soprattutto un entusiasmo per il loro lavoro. Si nota questo tipo di entusiasmo nelle opere di Nekrasov, Tolstoy, Chekhov, Uspensky, Dobroliubov e molti altri. "Il mondo di Dio è buono", ha scritto Chekhov, "una sola cosa è cattiva: noi stessi... Dobbiamo lavorare, e dimenticare tutto il resto".
Nella coscienza dei rappresentanti dell'intellighenzia russa del 19° secolo, il lavoro è giunto ad essere visto come un alto ideale, una condizione necessaria per la felicità umana, un elemento importante nella società umana perfetta...
Come era visto il problema della santificazione del lavoro e della perfezione cristiana nel mondo dagli intellettuali cristiani russi, dai monaci e dagli ecclesiastici? Prendiamo ad esempio Staretz Zosim che un giorno disse a Alyosha Karamazov: "Il tuo posto non è più qui. Ti benedico affinché tu possa santificarti nel mondo. Dovrai viaggiare molto e sposarti. Avrai molto da fare. Non ho dubbi su di te, e perciò ti sto mandando. Cristo è con te. Prenditi cura di Lui e Lui si prenderà cura di te. Cerca la felicità nel dolore. Lavora, lavora senza riposare...".
Qui vediamo un chiaro esempio di quanto il beato Josemaría incominciò a insegnare molti anni dopo. Santificazione nel mondo, santificazione nel matrimonio, gioia nelle difficoltà della vita, e finalmente, la necessità di lavorare senza smettere, con dedizione. Tutto questo coincide con i principi fondamentali dello spirito dell'Opus Dei.
Un'altra cosa, comunque, è che Alyosha abbandona il monastero per il mondo secondo la direzione dello Staretz e che alla fine di questo cammino per il mondo ritorna al monastero come effetto di un "boomerang monastico". Questo è molto lontano dalla spiritualità dell'Opus Dei e dalla sua "mentalità laicale", ma per la Russia del secolo scorso, dove la santità monastica era considerata praticamente come l'unica strada per la salvezza, questo era un modo di pensare caratteristico.
Secondo Escrivá, il "segreto" dell'Opus Dei non è il lavoro ma la preghiera. "Se non sei un uomo di preghiera, non credo nella sincerità della tua intenzione quando dici di lavorare per Cristo" (Cammino, n. 109). Perciò i membri dell'Opus Dei cercano di trasformare il loro lavoro in preghiera. Secondo Escrivá il lavoro compiuto con perfezione, offerto a Dio e fatto alla presenza di Dio, è preghiera: "Un'ora di studio, per un moderno apostolo, è un'ora di preghiera" (ibidem, n. 335).
La "spiritualizzazione" della materia, l'amore per il mondo, una prospettiva laica sono concetti importanti per comprendere la spiritualità dell'Opus Dei.
Credendo in Cristo, l'uomo partecipa alla creazione trasfigurata. Questa è la fonte di una concezione del mondo piena di ottimismo, confidenza, amore. "Un uomo che sa che il mondo, e non solo la Chiesa, è il luogo dove trova Cristo, ama questo mondo". (Conversazioni, n. 116)
In questo mondo che è stato trasfigurato dalla risurrezione di Cristo, coloro che credono sono già compenetrati dalla luce del Tabor, partecipano alla vita eterna. Coloro che non accettano tutte le conseguenze della risurrezione o dell'incarnazione di Cristo rifiutano il mondo. "Il senso cristiano autentico - che professa la risurrezione della carne - si è sempre opposto, come è logico, alla disincarnazione, senza tema di essere tacciato di materialismo. È consentito, pertanto, parlare di un materialismo cristiano, che si oppone audacemente ai materialismi chiusi allo spirito". (ibidem, n. 115,1).